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sindrome di alienazione parentale

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La PAS è una sindrome della relazione complessa e ambigua, difficile da riconoscere anche per i professionisti. Si insinua nelle situazioni di elevato conflitto coniugale, dove i figli spesso vengono sballottati da un genitore all’altro, poco salvaguardati dalla guerra tra mamma e papà, che sono ormai fagocitati dal loro reciproco rancore.

Quando poi la guerra diventa particolarmente sanguinosa, può accadere che il genitore affidatario, volontariamente o no, dia avvio a una sorta di “lavaggio del cervello” volto a far sì che il figlio metta in atto una campagna di denigrazione ingiustificata nei confronti del genitore non convivente.

D’ora in avanti chiameremo “genitore alienante” colui che esercita la PAS e “genitore alienato” colui che la subisce. Va però chiarito un punto importante: come detto, la PAS è un disturbo della relazione, quindi di un sistema, non di un individuo soltanto.

Proviamo a chiarire meglio la questione con un classico esempio, madre alienante e padre alienato:

quando siamo in conflitto con qualcuno, in questo caso il nostro ex partner, tendenzialmente proveremo emozioni come la rabbia e il rancore. Queste ci segnaleranno quindi una situazione di pericolo, ovvero la minaccia al mio ruolo di genitore da parte dell’altro genitore. Se mi sento in pericolo, posso attaccare o posso difendermi; in entrambi i casi la mia attenzione è solo sull’ex, non più sul figlio, proprio perché il nostro cervello avverte una situazione di emergenza. Se caliamo tutto questo sui classici canoni genitoriali (la mamma più accudente e il padre più orientato alle regole), possiamo vedere come la madre possa, inconsapevolmente, sfruttare il suo “vantaggio affettivo” col figlio per creare una sorta di alleanza. Quest’alleanza però è bene tener presente che non può crearsi se non trova già un terreno fertile, ovvero se il rapporto padre figlio è già precedentemente influenzato da qualche tipo di difficoltà (di comunicazione, di scambio affettivo, …).

Ovviamente questo è un mero esempio, ma ciò che è importante tenere a mente è che, come ogni conflitto, si è sempre almeno in due ad alimentarlo.

L’atteggiamento del bambino che rifiuta l’altro genitore per un patto di lealtà con il genitore ritenuto più debole, può condurlo ad una forma di invischiamento capace di produrre nella sua crescita non solo una situazione di sofferenza, ma anche una serie di problemi psicologici alienanti.

Il comportamento del figlio, rispetto alla richiesta di coalizione da parte di un genitore, dipende dalla sua età: prima dei nove anni tenderà a sentirsi legato ad un conflitto di lealtà verso entrambe i genitori; dai nove ai dodici anni cercherà invece di allearsi con un genitore a discapito dell’altro, probabilmente come tentativo di risoluzione del conflitto, oppure per evitare che egli venga frapposto tra la coppia genitoriale, senza però riuscirci. Comunque sia, a lungo termine, i costi psicologici per il minore saranno purtroppo elevati.

In ambito giudiziario i comportamenti che definiscono la PAS delineano una violazione dei diritti del minore alla bi-genitorialità e per questo è lecito ogni provvedimento messo in atto nell’ambito della tutela del minore stesso. È bene però evidenziare, come anche la Corte Edu ha segnalato, che le misure deputate al riavvicinamento tra il genitore alienato col proprio figlio debbano essere attuate nell’immediato infatti più tempo si aspetta e maggiore sarà il rischio di conseguenze irreversibili, questo riavvicinamento dovrà ovviamente essere accompagnato, per trarne il maggior beneficio possibile.

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