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Dalla comparsa dei mass media e dello spettacolo violento fruibile alla maggior parte della popolazione, in molti hanno accusato i mezzi di comunicazione di massa di essere, almeno in parte, responsabili dell’aumento della caduta dei valori morali e della criminalità. Il culto della violenza, l’esasperazione della sessualità, la demitizzazione dei valori tradizionali e la presentazione in termini di “eroe” del criminale di turno, sono esempi di messaggi violenti e immorali che possono favorire l’identificazione con questi personaggi negativi o antisociali, soprattutto nei ragazzi adolescenti che attraversano la tipica fase del distanziamento dal proprio nucleo familiare e dell’identificazione del proprio Sé adulto. Nulla da ridire da un punto di vista cinematografico, ma se pensiamo alle più famose serie tv come Gomorra, Narcos o The Punisher, chiunque di noi si è appassionato al ruolo del protagonista criminale. La differenza tra adulti e non sta nel fatto che lo sviluppo cerebrale dei primi è ormai concluso e il loro giudizio morale non vacilla come può succedere per quello di un ragazzino adolescente.

Uno studio del 2002 (Johnson, Cohen, Smailes, Kasen & Brook) ha analizzato gli effetti delle abitudini televisive in adolescenza e nella prima metà adulta sul comportamento violento futuro stabilendo che chi guarda molta televisione è, in linea generale, maggiormente esposto alla violenza a causa della quantità dei contenuti violenti nei programmi televisivi. Un’alta esposizione televisiva a 14 anni era significativamente predittiva di manifestazioni di aggressione e di comportamento rissoso tra i 16 e i 22 anni. Anche nei confronti degli adulti l’esposizione a violenza, aggressività e arroganza esercita un’influenza significativa ma soltanto per breve tempo, in quanto persone più mature hanno più strumenti cognitivi e di analisi critica rispetto ai contenuti cui vengono sottoposti tramite i mass media, rispetto a bambini e adolescenti.

Assistere a scene di violenza per molto tempo attenua le nostre percezioni e vanifica le nostre reazioni, portando, alla lunga, all’indifferenza e all’accettazione. Forse l’aspetto più sconcertante è che circa il 75% delle scene violente teletrasmesse (compresi cartoni animati) non comporta sentimenti quali il rimorso, la critica o la punizione per chi perpetra la violenza.

Potremmo quindi dire che la sovraesposizione a programmi tv particolarmente violenti e moralmente dubbi sembra essere predittiva di comportamenti moralmente disimpegnati; da ciò però, ricavare la conclusione che i mass media abbiano senz’altro una significativa capacità di influenzamento diretto e immediato sulla condotta criminale è, oltre che superficiale e semplicistico, poco scientifico.

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