Infertilità

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Quando iniziamo a domandarci se qualcosa non sta funzionando?

Quando iniziamo a pensare che forse non riusciamo ad avere figli?

Nella mente si affollano tanti pensieri e il cuore è colmo di emozioni indefinite e forse inspiegabili.

A volte una domanda indiscreta di amici, parenti o

conoscenti è sufficiente a riaccendere la sofferenza, la rabbia, la sensazione di essere incompresi e soli.

Ma cosa vuol dire essere infertili?

Vediamo insieme una prima definizione di infertilità e di sterilità e qualche dato fornito dalla letteratura scientifica.

Se è trascorso un periodo di tempo dai 12 ai 24 mesi di rapporti sessuali mirati e non protetti e non si è raggiunto un concepimento, allora per l’Organizzazione Mondiale della Sanità si potrebbe essere considerati una coppia con problemi di “INFERTILITÀ”. L’infertilità sembrerebbe una condizione in cui la fecondazione avviene, ma la gravidanza non riesce ad essere portata a termine fino a garantire la sopravvivenza del feto. Nel caso sia presente in uno o entrambi i partner una condizione fisica permanente, che non rende possibile la procreazione, allora si parla di “STERILITÀ”.

Al di là delle etichette diagnostiche, ciò significa che, per poter diventare genitori, potremo dover affrontare un percorso più lungo e tortuoso del previsto.

Le ricerche ci mostrano come non sia così infrequente scoprire delle criticità iniziali nell’avere un figlio, anche in coppie giovani e in salute. L’avanzare dell’età e patologie organiche agli apparati sessuali possono costituire un fattore di rischio aggiuntivo, che diminuisce le probabilità di un concepimento.

Sembra dunque che le difficoltà riproduttive e l’infertilità accomunino tristemente la vita personale e intima di molte coppie e di conseguenza impattino sul contesto sociale in cui viviamo.

Quando iniziamo a domandarci se qualcosa non sta

funzionando?

Quando iniziamo a pensare che forse non riusciamo

ad avere figli?

Nella mente si affollano tanti pensieri e il

cuore è colmo di emozioni indefinite e forse inspiegabili.

A volte una domanda indiscreta di amici, parenti o

conoscenti è sufficiente a riaccendere la sofferenza,

la rabbia, la sensazione di essere incompresi e soli.

Ma cosa vuol dire essere infertili?

Vediamo insieme una prima definizione di infertilità e di sterilità e qualche dato fornito dalla letteratura scientifica.

Se è trascorso un periodo di tempo dai 12 ai 24 mesi di rapporti sessuali mirati e non protetti e non si è raggiunto un concepimento, allora per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (1) si potrebbe essere considerati una coppia con problemi di “INFERTILITÀ”. L’infertilità sembrerebbe una condizione in cui la fecondazione avviene, ma la gravidanza non riesce ad essere portata a termine fino a garantire la sopravvivenza del feto (2). Nel caso sia presente in uno o entrambi i partner una condizione fisica permanente, che non rende possibile la procreazione, allora si parla di “STERILITÀ”.

Al di là delle etichette diagnostiche, ciò significa che, per poter diventare genitori, potremo dover affrontare un percorso più lungo e tortuoso del previsto.

Le ricerche ci mostrano come non sia così infrequente scoprire delle criticità iniziali nell’avere un figlio, anche in coppie giovani e in salute (4). L’avanzare dell’età e patologie organiche agli apparati sessuali possono costituire un fattore di rischio aggiuntivo, che diminuisce le probabilità di un concepimento.

Sembra dunque che le difficoltà riproduttive e l’infertilità accomunino tristemente la vita personale e intima di molte coppie e di conseguenza impattino sul contesto sociale in cui viviamo

“Eravamo preparati, ma non all’imprevisto… adesso sono molto spaventata”

“A volte mi sento vuoto…”

“Mi guardo attorno e mi sento di essere da meno rispetto agli altri…”

Cosa provano le persone che sperimentano la condizione di infertilità?

Le ricerche si sono a lungo interrogate su questa domanda e hanno dimostrato come le emozioni e i sentimenti correlati all’infertilità siano molteplici e complessi da gestire.

Comprendere cosa proviamo diviene il primo passo per riconoscerlo e accettarlo come parte di noi e successivamente prendercene cura, da soli e/o con l’aiuto di qualcuno.

Pur nella profonda consapevolezza che i vissuti di ogni persona sono assolutamente soggettivi e unici, proponiamo di seguito una breve descrizione di ciò che emerge in merito dai contributi scientifici di settore, in particolare per quelle coppie che scelgono di intraprendere un trattamento medico finalizzato ad affrontare l’infertilità.

Da un’analisi che riassume i risultati di diverse ricerche, troviamo che durante il percorso di Procreazione Medicalmente Assistita potremmo sperimentare sentimenti di perdita, sofferenza, rabbia e tristezza. Si aggiunge poi l’invidia e la gelosia verso altri genitori oppure il sentire minata la nostra autostima. Ed inoltre possiamo ritrovarci delusi e talvolta frustrati.

L’infertilità può portare anche a sentirci in colpa o vergognarci della nostra condizione: forse ci siamo trovati a dirci “non sono come gli altri”, “non sono abbastanza”, “non sono stato capace di essere madre/padre e di dare un figlio al/alla mio/a compagno/a”.

In particolare, si è riscontrato come nelle donne tali sentimenti si accompagnino al disprezzo per il proprio corpo, vissuto quasi con paura di un fisico malato e non completamente funzionante e ad una percezione di mancanza, che intacca la propria femminilità. Alcuni studi qualitativi infatti evidenziano come l’infertilità possa far nascere e fomentare un senso di sè negativo, caratterizzato da sentimenti di disvalore personale, inadeguatezza e scarso controllo sulla situazione.

Persone infertili arrivano a riferire bassi livelli di soddisfazione rispetto alla propria vita, stress e potenziali sintomi depressivi e ansiosi.

Rispetto al nostro contesto, possiamo vivere una sorta di paura sociale di ricevere critiche o giudizi in merito alla nostra condizione. Questo potrebbe portarci a voler evitare certi ambienti e persone sino ad isolarci, facendoci sentire ancora più soli e incompresi, come intrappolati in un circolo vizioso negativo.

Dati che possono fare paura e sentimenti negativi, che possiamo sentire nascere dentro di noi col passare del tempo, a volte confusi, sicuramente gravosi da tollerare.

Quando le difficoltà incalzano, possiamo provare a fermarci e domandarci cosa ci sta accadendo, tentando di rintracciare dentro di noi delle risorse per affrontare il dolore, magari con il supporto del nostro/a compagno/a.

Come stiamo in questo momento?

Cosa sentiamo nel nostro corpo?

Come possiamo aiutarci?

Se individuiamo che qualcosa in noi sta cambiando e sentiamo che sofferenza e malessere sono in graduale aumento, allora possiamo provare chiedere aiuto, eventualmente anche ad un professionista specializzato in questo settore.

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