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La maggior parte delle volte in cui si parla di coaching in Italia e a livello internazionale ci si riferisce al coaching di tipo non psicologico e dunque non esercitato da psicologici professionisti e non basato su teorie psicologiche.

Il coaching, infatti, può essere esercitato da differenti figure operanti principalmente nell’ambito HR autodefinendosi coach (pur non esistendo la figura legalmente riconosciuta del coach) oppure seguendo un corso di formazione in una delle scuole sorte con finalità di business al termine del quale ottenere la certificazione di “coach professionisti”.

Tale tipo di coaching pare funzioni ma non ci sono elementi sufficienti che ne dimostrino il perché.

Dal 2000 è nata l’esigenza di differenziare il coaching dal coaching psicologico sviluppandolo in ottica comportamentista, evidencebased, cognitivista, ecc e dunque su base scientifica. Le sole competenze di un trainer o di un counselor non sono infatti spesso sufficienti ad affrontare alcuni aspetti clinici e disfunzionali ma risulta necessaria una competenza clinica.

Il coaching di tipo psicologico, si inserisce nell’ambito della salute e del benessere psicofisico. Spesso risulta molto difficile raggiungere i propri obiettivi, si ha la sensazione che tutto vada per il verso storto o che non si possiedono sufficienti energie, competenze, risorse, motivazioni per raggiungere quello che si desidera. È qui che si inserisce lo psicoterapeuta che collabora con il cliente per il raggiungimento dei suoi obiettivi, razionalizzando tale processo in differenti fasi che diventino poi operative. In primis il coach aiuta a mettere a fuoco il malessere attuale del cliente ed i suoi obiettivi. Questa è una fase molto delicata perché spesso il cliente avverte il disagio ma non ha consapevolezza dei motivi o di cosa effettivamente voglia.  Il coach, pertanto, aiuta a tradurre tutto questo in un obiettivo chiaro, concreto, realizzabile per poi procedere con lo sviluppare un piano d’azione. Una volta definito il punto di arrivo il coach procede con il definire i passaggi intermedi: partendo dalla posizione attuale del cliente, si mettono a fuoco le tematiche dolorose e le strategie utilizzate finora, incluse quelle disfunzionali che generano l’attuale malessere. Una volta tracciati gli step intermedi si procede con il valutare le difficoltà, le risorse presenti e quelle da implementare per il raggiungimento degli obiettivi. Tali risorse potrebbero riguardare un lavoro sulla motivazione, l’implementazione di alcune skills quali comunicazione efficace, assertività, ecc. e lo sviluppo di qualità personali per favorire la crescita ed il cambiamento. Infine, si passa al piano d’azione che prevede la sperimentazione concreta, tramite simulate in seduta prima e nel contesto quotidiano poi, di tali abilità e qualità al fine di concretizzare e quantificare con precisione il superamento dei singoli passaggi fino al raggiungimento degli obiettivi in toto.

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