Adolescenza

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L’adolescenza è un periodo particolare della vita dell’individuo.

Da adulti si ricorda questo periodo con emozioni contrastanti: a volte con nostalgia per quelle sensazioni forti che non si sperimentano più, altre volte con sollievo ripensando alle profonde crisi sulla propria identità.

Questa immagine esprime bene quello che è l’adolescenza: un passaggio, una trasformazione che nasce da contrasti e da scoperte. E’ il periodo che prepara ad essere adulti.

Nell’adolescenza si è un po’ bambini e un po’ adulti allo stesso tempo.

A lungo si è pensato che l’adolescenza riguardasse esclusivamente l’adolescente stesso.

In realtà sempre più studi oggi sottolineano come in questa trasformazione ci sia un coinvolgimento pieno di tutta la famiglia che vive, a volte con preoccupazione, i cambiamenti repentini del proprio figlio, trovandosi in balia di un giovane con delle caratteristiche nuove e sempre più definite.

Utilizzando una metafora è possibile paragonare l’adolescente ad un fiume in piena.

Questo fiume scorre veloce, é tumultuoso e nel suo percorso verso il mare scopre paesaggi nuovi e incontra ostacoli. Ma il fiume ha anche degli argini e se sono solidi, pur nella piena, può trovare un buon contenimento. Gli argini dell’adolescente sono rappresentati da una parte dalla rete familiare (genitori, nonni, cugini) e dall’altra da quella amicale.

Il supporto sociale in questo periodo è quantomai importante.

La trasformazione dell’adolescente riguarda alcuni ambiti principali:

  • lo sviluppo fisico;
  • la maturazione sessuale;
  • lo sviluppo cognitivo;
  • lo status di adulto.

Durante l’adolescenza il corpo comincia a mutare sensibilmente: ad esempio cambiano le forme, la voce, compare la peluria. A volte lo sviluppo corporeo viene percepito come non armonico e questo può portare l’adolescente a non piacersi fisicamente. In alcuni casi può svilupparsi la dismorfofobia ovvero la preoccupazione persistenze per qualche difetto corporeo. Le emozioni conseguenti sono rabbia e ansia, accompagnate talvolta da chiusura e ritiro sociale.

Avviene inoltre la maturazione sessuale: l’apparato riproduttivo si sviluppa pienamente e fanno la loro comparsa i caratteri sessuali secondari. L’adolescente scopre una nuova identità: quella sessuale che porta con sé nuove sfide e nuove scoperte. Emozioni come vergogna e imbarazzo possono caratterizzare questo aspetto. C’è poi l’aspetto di sviluppo cognitivo che porta l’adolescente a dover abbandonare la prospettiva egocentrica dell’infanzia e ad aprirsi al mondo sociale, in particolare al gruppo di pari che sembrano assumere un peso sempre maggiore nelle sue scelte. Infine c’è l’acquisizione dello status di adulto che passa dal contrasto tra l’esigenza di autonomia e di esplorare nuovi lidi e il bisogno di dipendenza ed avere dei punti fermi. 

Il nucleo dell’adolescenza sta proprio qui: provare, sperimentare, sbagliare per capire chi si è e chi si vuole diventare, per acquisire un ruolo nella società. Il processo, anche se di sofferenza, costituisce un percorso obbligato e naturale. Può tuttavia capitare che ci siano delle specifiche difficoltà e sofferenze che rendono particolarmente difficile questo periodo.

I campanelli d’allarme sono le emozioni negative intense e pervasive (angoscia, paura, rabbia), le conflittualità marcate e persistenti sia con i genitori (“non riescono a capirmi”, “non li sopporto più”) sia con i coetanei (“non voglio uscire”, “mi sento solo”, “non mi trovo più bene con i miei amici”), gli stalli del tema identitario e le problematiche relative all’uso dei media e riguardanti l’alimentazione. In tal caso può essere utile il supporto di un esperto.

L’adolescenza è il periodo della vita in cui si inizia a strutturare anche l’identità sessuale.
Da una parte ci sono i primi amori, spesso accompagnati da delusioni e sofferenza, dall’altra la scoperta del piacere sessuale legato ad un nuovo modo di rapportarsi e di vivere il proprio corpo. Talvolta le due dimensioni non coincidono così come dimostrano alcune ricerche in cui gli adolescenti dichiarano di preferire di fare sesso senza sentimenti.
Il motivo della scelta sembra essere quello di sentirsi vivi e di accedere al mondo adulto che li sta aspettando, senza “rischiare troppo”. Questo scollamento però nella maggior parte dei casi non è frutto di una scelta del tutto consapevole: a guidare questa scelta è la paura di provare amore e la possibilità di venire feriti. Le emozioni in adolescenza hanno una forza particolare, unica: gelosie, tradimenti, rifiuti possono essere vissuti come profondamente destabilizzanti. La messa in discussione di una relazione intima coincide spesso nell’adolescente con una messa in discussione del suo valore come persona. E’ proprio per questo che nelle relazioni intime si sceglie di mettersi in gioco a metà: fa meno paura fare del sesso con una persona che non si ama, piuttosto che farlo con chi si ama.
C’è poi anche un altro aspetto importante da considerare: i sentimenti. Anche i sentimenti risentono dell’impetuosità delle trasformazioni adolescenziali: si passa spesso dall’amore all’odio e viceversa. Una ricerca condotta da Ido ha fatto emergere come questa confusione possa portare talvolta a interpretare come segni di affetto anche reazioni aggressive, in particolare nelle femmine, e questo può avere ripercussioni particolarmente gravose anche per la costituzione del loro ruolo di donne e della loro autostima. L’ultimo aspetto da considerare riguarda le modalità con cui gli adolescenti si rapportano al sesso, spesso ignorando i possibili rischi sia a livello di malattie veneree sia a livello di gravidanze indesiderate. In parte la non considerazione piena dei rischi possibili è dovuto a una non piena maturazione cognitiva e fisiologica. In parte alla difficoltà a confrontarsi con gli adulti di riferimento che vengono visti, in questo ambito in particolare, come distanti e poco inclini alla comprensione. Capita così che l’adolescente trovi le informazioni principalmente su internet o dal gruppo dei pari con tutti i rischi che ne conseguono. In questo ambito l’intervento di un esperto è consigliato quando l’adolescente vive uno scollamento profondo tra la parte sentimentale e sessuale. Lo scopo sarà quello di favorire l’integrazione tra le parti per uno sviluppo il più possibile armonico e funzionale e per la prevenzione dei rischi.

Dalla comparsa dei mass media e dello spettacolo violento fruibile alla maggior parte della popolazione, in molti tra psicologi, sociologi, pedagogisti, ecc. hanno accusato i mezzi di comunicazione di massa di essere, almeno in parte, responsabili dell’aumento della caduta dei valori morali e della criminalità. Il culto della violenza, l’esasperazione della sessualità, la demitizzazione dei valori tradizionali e la presentazione in termini di “eroe positivo” del criminale di turno, sono esempi di messaggi violenti e immorali che possono favorire l’identificazione con questi personaggi negativi o antisociali, soprattutto nei ragazzi adolescenti che attraversano la tipica fase del distanziamento dal proprio nucleo familiare e dell’identificazione del proprio Sé adulto. Nulla da ridire da un punto di vista cinematografico, ma se pensiamo alle più famose serie tv come Gomorra, Narcos o The Punisher, chiunque di noi, adulti e non, si è appassionato al ruolo del protagonista e forse, in fondo, ha tifato per l’eroe criminale. La differenza tra adulti e non sta nel fatto che lo sviluppo cerebrale dei primi è ormai concluso e il loro giudizio morale non vacilla come può succedere per quello di un ragazzino adolescente.

Uno studio del 2002 (Johnson, Cohen, Smailes, Kasen & Brook) analizzò gli effetti delle abitudini televisive in adolescenza e nella prima metà adulta sul comportamento violento futuro e stabilì che chi guarda molta televisione è, in linea generale, maggiormente esposto alla violenza a causa della quantità dei contenuti violenti nei programmi televisivi. Un’alta esposizione televisiva a 14 anni era significativamente predittiva di manifestazioni di aggressione e di comportamento rissoso tra i 16 e i 22 anni. Anche nei confronti degli adulti l’esposizione a violenza, aggressività e arroganza esercita un’influenza significativa ma soltanto per breve tempo, in quanto persone più mature hanno più strumenti cognitivi e di analisi critica rispetto ai contenuti cui vengono sottoposti tramite i mass media, rispetto a bambini ed adolescenti.

Assistere a scene di violenza per molto tempo attenua le nostre percezioni e vanifica le nostre reazioni, portando, alla lunga, all’indifferenza e all’accettazione. Forse l’aspetto più sconcertante è che circa il 75% delle scene violente teletrasmesse (compresi cartoni animati) non comporta sentimenti quali il rimorso, la critica o la punizione per chi perpetra la violenza.

Potremmo quindi dire che la sovraesposizione a programmi tv particolarmente violenti e moralmente dubbi sembra essere predittiva di comportamenti moralmente disimpegnati; da ciò però, ricavare la conclusione che i mass media abbiano senz’altro una significativa capacità di influenzamento diretto e immediato sulla condotta criminale è, oltre che superficiale e semplicistico, molto poco scientifico.

L’adolescenza si sa, è un periodo della vita particolare. Tutti noi ricordiamo (spesso con fatica) i primi amori, le prime uscite, le prime piccole grandi decisioni da prendere. Essere adolescente vuol dire iniziare a “uscire di casa”, fisicamente e psicologicamente. Significa iniziare a capire chi sei, chi vorresti essere e con chi vorresti esserlo. Per questo il gruppo di amici in adolescenza diventa così importante: non si è più solo figli che appartengono a una (o più?) famiglia, ma attraverso i pari si cerca di capire che cos’altro si può essere, ci si sperimenta. La parola chiave qui è appunto il “gruppo”: scelgo un gruppo piuttosto che un altro perché credo che mi piacerebbe farne parte; questo però vuole anche dire che se appartengo a un gruppo non appartengo ad altri e quindi inizio a trovare la mia identità anche in base a ciò che non sono e che non mi rappresenta. Tutto questo è inevitabilmente e comprensibilmente molto stancante, da un punto di vista mentale, psicologico ed emotivo. È talmente stancante che spesso scambiamo l’apatia dei nostri figli adolescenti per banale noia, senza quasi mai considerare che i molteplici cambiamenti che l’adolescenza richiede (fisici, psicologici, emotivi, ecc.) sono notevolmente stancanti. L’adolescenza non è l’età della spensieratezza! È anzi una fase della vita caratterizzata da tempesta e tensioni, dove tre sono gli elementi principali che la definiscono: il conflitto con i genitori, i repentini cambi d’umore e i comportamenti rischiosi.
Un fenomeno tipico dell’adolescenza e che è figlio di questa ricerca di appartenenza e di autonomia del ragazzo è sicuramente il bullismo. Tornato di grande moda negli ultimi anni, ha attirato su di sé tante attenzioni, al punto che su internet si trovano una grandissima quantità di informazioni; in realtà è un argomento datato, già presente quando sui banchi di scuola c’eravamo noi. Se fate un piccolo sforzo di memoria, potrebbero riaffiorare i ricordi su un compagno, su un amico o su voi stessi legati a questo fenomeno, magari dalla parte del bullo o della vittima, oppure anche solo come spettatori a delle situazioni spiacevoli che oggi definiremmo degli atti di bullismo.
Si tratta di un comportamento aggressivo e ripetitivo da parte del bullo e dei suoi seguaci, nei confronti di una vittima isolata e non in grado di difendersi. Ovviamente nella vita reale non è così semplice definire e individuare il “bullo” e la “vittima”, non vanno in giro con dei cartelli lampeggianti attaccati alla schiena. La difficoltà nasce dal fatto che le motivazioni e la predisposizione ad acquisire questi ruoli antitetici non sono cristalline come leggiamo sui libri o su internet. Ogni ragazzo è unico e ha un mondo interno irripetibile che rende difficoltoso il banale incasellamento: non si è solo bulli e non si è solo vittime.
Non vi sono segnali d’allarme specifici sul bullismo. Ciò che però è sempre utile fare, è mantenere aperta la comunicazione in famiglia e fare caso a degli elementi di generale disagio del ragazzo, specialmente riguardante le relazioni sociali con gli amici.

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